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un Luca qualunque alle prese con la perla del Danubio

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16/04/2008

Decisioni

Io rimango a Budapest...

...comunque non era necessario votare Berlusconi per farmi prendere questa decisione...
postato da: jarmus alle ore 21:25 | link | commenti (5)
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14/04/2008

Giramenti due

postato da: jarmus alle ore 21:49 | link | commenti
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Giramenti di vario tipo

Se avessi votato mi lamenterei.
Ma non ho potuto votare.
Amen.
Ho acceso rainews24 e c'era Chiamparino.
Ho preferito Eminem su VH1.
Mi girano le balle.

Madonna come mi girano.
postato da: jarmus alle ore 21:37 | link | commenti (2)
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26/02/2008

                       

Comunicazione ufficiale del Dr Palma:
 
con la presente si notifica l'avvenuta emancipazione del Dr Palma, il quale, raggiunta la maggiore eta', ha deciso di mettersi in proprio e aprire la propria finestra sul mondo dei fruitori di scritture in rete, sulle orme di Mauro Repetto e del suo scisma d'Occidente.
 
Il Dr Palma saluta Jarmus senza neanche troppo affetto e attende ancora una voce di riconoscenza da parte sua dal momento che il blog comrades ha preso il volo grazie all'affermarsi del dottore stesso, che gia' risponde prego ai ringraziamenti futuri.
 
Il Dr Palma invita tutti i lettori di comrades a cancellare il sito stesso dai loro preferiti, qualora l'avessero, e aggiungere il sito http://dottorpalma.splinder.com, ove saranno pubblicate le nuove puntate dell'acclamato feuilleton, atteso dai piu' come la nuova serie di Lost. E anche oltre. Di piu'.
 
Attenzione agli errori, www.dottorpalma.it e' un dentista e non ha nulla a che fare col vero Dr Palma.
 
http://dottorpalma.splinder.com spacca
postato da: DrPalma alle ore 23:09 | link | commenti (1)
categorie: il venerdí del dr palma
25/02/2008

15.
 
Sempre piu’ tardi seppi che Troilo aveva un cane, una femminuccia di 40 chili, Trippa. Trippa era amica di Ragno, un bassotto basso, ma basso di brutto, e brutto. Ragno era un trovatello tirato su da Francesco Fumagalli detto il Brambilla. Il Brambilla non amava i cani, ma ormai l’aveva preso e da tempo cercava qualcuno cui rifilare il cane basso e brutto, senza successo, anche perché cominciava a essere anzianotto, Ragno. Ragno e Trippa avevano stretto amicizia in un parchetto recintato per cani soli, dove Troilo e il Brambilla si conobbero alcuni anni prima. Ragno era gia’ sulla strada che porta a una senilita’ ingombrante, ma proprio non ne voleva sapere di lasciare in pace il Brambilla confondendosi nell’etere, piuttosto continuava a esser compiaciuto nel condire il parco di stronzetti piccoli lunghi e scuri proprio come lui, e il Brambilla su questo soprassedeva, mentre faceva piuì fatica quando gli stronzetti poggiavano sul parquet di casa. Neanche Troilo era un cinofilo, ma almeno evitava di prendere Trippa a calci nel culo come il Brambilla era solito fare con quel cesso di Ragno. Una volta una signora coi capelli ricci e gonfi lo aveva rimproverato per la sua scarsa sensibilita’ e il Brambilla le aveva sputato contro. Senza colpirla. Era pur sempre di buona famiglia. Proprio quella volta aveva conosciuto Riccardo Echione, che aveva accompagnato Fumagalli detto il Brambilla per la passeggiata con Trippa. Echione aveva assistito alla scena e rideva come un coglione. Al che il Fumagalli sbotto’ – Perché ridi come un coglione? – gli chiese un po’ su di giri, ed Echione sputo’ contro il Fumagalli, centrandolo sul colletto della giacca. Il Fumagalli gli si getto’ contro ma Echione con un balzo rapido si scanso’ e gli diede una ginocchiata sul diaframma. Il Brambilla si accascio’ a terra e a quel punto intervenne Troilo che disse – Amici, non fate cosi’ – quando il Fumagalli afferro’ una manciata di terra dal suolo e la lancio’ sul viso di Echione, che non gradi’, ma non vedeva una mazza in quel mentre, e si prese una testata come Dio comanda. Da allora nacque un’intensa amicizia al suono di un do di petto emesso da Troilo.
postato da: DrPalma alle ore 19:29 | link | commenti
categorie: il venerdí del dr palma
21/02/2008

14.
 
Riccardo Echione e Francesco Fumagalli detto il Brambilla erano due tipi in gamba, due tipi tosti. Non che li conoscessi bene, di loro avevo solo sentito parlare, ma credevo a tutte le storie che giravano su di loro. Tipo che una volta erano rimasti ingarbugliati l’un l’altro stretti con una fune perché volevano dimostrare di essere massicci. Rimasero cosi’ sette ore e trentadue minuti, al centro di un piazzale vuoto cercando disperatamente di sciogliersi senza l’aiuto di nessuno. I tizi che li avevano legati giravano loro attorno e sistematicamente si lanciavano in schiaffoni e vecchiette contro i due. Le vecchiette sono dei pugni secchi e bastardi indirizzati a punti particolari del corpo, come il retro della coscia o il tricipite. Alcune vere vecchiette osservavano il tutto con un bianco sopracciglio all’insu’, come per dire che ai loro tempi quelle cose non si facevano mica e che il cinema neorealista era tutta un’altra cosa. Dopo sette ore e trentadue minuti Echione e il Brambilla implorarono di essere slegati, come Ulisse in occasione del canto delle sirene. Siccome agli amici la mitologia non piaceva e francamente si erano rotti un po’ i coglioni, slegarono i due senza piu’ colpo ferire. Scoprii piu’ avanti che uno dei tre tessitori di fune si chiamava Troilo.
postato da: DrPalma alle ore 21:23 | link | commenti
categorie: il venerdí del dr palma
12/01/2008

13.
 
Non successe nulla che valga la pena di essere raccontato quella sera, ma mille volte e piu’ ho ascoltato e letto cose che avrei fatto bene a non ascoltare o leggere, quindi perché non raccontarlo, mi chiedo. Mi rispondo che le racconto. Accesi la televisione, il volume era un po’ alto, lo abbassai, poi era troppo basso, lo aumentai. Non avevo voglia di guardare la tv, la spensi. Afferrai una settimana enigmistica un po’ vecchiotta, dodici verticale: “Avventuriero come Echione” nove lettere. “Ricchione” ci stava a pennello, ma non e’ un termine politicamente corretto, anche se due miei ex colleghi gay si chiamavano tra loro proprio cosi’ talvolta, e mi chiamavano frocio quando volevano scherzare. Non mi ricordo se Echione fosse un argonauta, ne’ se fosse ricchione, tantomeno un argonauta ricchione. Posai il cruciverba, ruotai la testa in cerca di nuove idee e mi sgranchii le gambe. Mi sedetti sulla poltrone, mi rialzai e mi sdraiai sul divano. Mi alzai di nuovo e guardai fuori dalla finestra. Non che il panorama fosse granche’, ma in piu’ di un’occasione qualche situazione buffa aveva avuto vita proprio li’, alcuni piani sotto di me, sulla strada a volte trafficata, a volte no. Per il momento alcune persone cammininavano, alcune con grazia, altre di fretta, chi dinoccolato, chi normale. Per lo piu’ la gente camminava in maniera normale, devo ammettere. Nessuno che inciampa, nessuno fluidifica, nessuno palleggia, nessuno maradona. In preda al tedio, chiamai nuovamente Urbano:
- Oh –
- Ue’ –
- Novita’? –
- Ma, no, tu? –
- Niente –
- Ok dai, ci sentiamo allora, in gamba –
- Si ciao –
- Oh, aspetta –
- Si dimmi –
- Lo conosci Echione tu? –
- Chi? –
- Echione –
- Ma chi, Riccardo,il carpentiere?
- Ecco, non mi veniva in mente… Riccardo Echione… ma non e’un falegname? –
- Ma no, quello e’ il tipo con cui va sempre in giro –
- E com’e’ che si chiama? –
- Francesco –
- F-r-a-n-ce-s-c-o… nove lettere. Ci sentiamo, ciao –
- Ciao -  
postato da: DrPalma alle ore 13:29 | link | commenti (3)
categorie: il venerdí del dr palma
23/12/2007

12.
 
Tornai a casa e mi ricordai di essere un uomo medio che per vivere deve anche lavorare. Nonostante non fossi piu’ un ragazzino, continuavo a trovare fastidiosa quell’idea. So bene che qualcosa bisogna fare, ma perché proprio lavorare? L’essere umano e’ in grado di svolgere migliaia di attivita’, ma solo il lavoro viene remunerato. Perché? Ecco il grande interrogativo che sistematicamente mi si propone. Ma anche pensare troppo mi annoia, per cui quando questo capita, accendo una sigaretta e sbuffo fumo e attivita’ cogitativa al contempo, e anche un po’ di materia cerebrale. E cosi’ ho fatto quel giorno. Pochi secondi di pensiero negativo, estrazione di tabacco, fuoco, fumo, e tutto si dissolse. Piedi sul poggiapiedi, testa sul poggiatesta della poltrona, e stavo proprio bene. Ma la vita e’ piena di brutte sorprese, non si puo’ stare tranquilli un attimo.
Suono’ il campanello.
Ancora il rompicoglioni, Toto’.
- Toto’, perché non vai a giocare con altri bambini disadattati come te? Non voglio essere scortese, ma ho molto da fare –
- Non ci sono ora, non lo so dove sono. Pero’ volevo darti una cosa, ho trovato solo il cubo di rubik, le altre cose che mi hai detto di comprare non c’erano, non so –
- Bravissimo. Dammi il cubo… ecco, ora lo rigiro per bene, poi devi fare una cosa, rimettilo a posto componendo tutte le facce del cubo con lo stesso colore, poi vai da tuo papa’ e gli fai vedere quanto e’ bravo il suo piccolo Toto’, ok? Sara’ orgoglioso… Ma non farti aiutare da nessuno ok? Dai, bravissimo, ciao ciao –
Chiusi la porta con forza.
Telefonai a Urbano
- Ue’ ciao -
- Oh, ciao –
- Allora? –
- Bah, tranquillo tu? –
- Si’dai –
- Ciao –
- Ciao, ci sentiamo -
postato da: DrPalma alle ore 12:33 | link | commenti
categorie: il venerdí del dr palma
08/12/2007

11.
 
Camminai veloce, poi piano. Tenevo in braccio il casco di banane come fosse cristallo, attento a non farle rompere. Mi ricordai in quel momento del vecchio scherzo della buccia di banana per terra, solo che non avevo fame e mi sembro’ sprecato sbucciarne una, buttare il contenuto e poggiare la buccia in qualche angolo strategico, decisi quindi di poggiare la banana intera sul marciapiede e di piazzarmi li, attento al comportamento dei pedoni. Passo’ il primo, la scanso’ senza dar peso alla cosa. Il secondo idem. La terza, una vecchiaccia impellicciata, anche. Un mocciosetto rallento’ l’andatura, fece un balzo poco elegante e continuo’ per la sua strada. Quello dopo bofonchio’ qualcosa, ma ero a distanza di una quindicina di metri, non potei sentire. Cominciavo a stufarmi. Mi venne un’idea intelligente e le misi in atto. Feci un giro largo e tornai verso la banana, che tante vite aveva visto passare. Mi avvicinai facendo finta di nulla, fui colto da stupore alla vista di una banana intera poggiata per terra. La raccolsi e chiesi a una signora che stava passando in quel momento se per caso le fosse caduta. Neanche mi rispose, solo uno sguardo altezzoso e via andare. Mi volsi dall’altra parte feci la stessa domanda a un tizio grande e grosso e forse anche cattivo.
- No – rispose – ma la mangio volentieri –
La afferro’ deciso e diede un morso al frutto senza neanche sbucciarlo. Non so perché ma la cosa non mi sconvolse, ma evidentemente la sua intenzione era proprio quella perchè subito commento’, masticando a bocca aperta
- E’ ricca di potassio, la buccia –
- Mi e’ venuta fame, ho delle altre banane, se vuole ne mangio una e le lascio la buccia – ma prima di terminare la frase l’uomo si era gia’ allontanato.
Mi ripromisi di tornare il giorno dopo con un cocco intero, siam tutti bravi a fare i gradassi con una semplice banana. 
postato da: DrPalma alle ore 20:26 | link | commenti (1)
categorie: il venerdí del dr palma
10/11/2007

10.
 
Enzo Paolo Turchi continuava a ballare sul suo telo imbarazzante. Toto’ gli era proprio di fronte, immobile e inespressivo, ogni tanto girava il suo testone e mi cercava con gli occhi, mi impegnai a distogliere lo sguardo, ma qualche volta mi frego’. Cercai di essere gentile e lo esortai a parlare al biondo capello fluente, ma senza grosse aspettative. Trovai l’espressione di delusione piu’ forte del mio repertorio di facce, la dipinsi sul mio volto e, accompagnata dal gesto in stile – andiamo dai, non fa niente se non ne sei capace, forse sarai in gamba nel portare le buste della spesa – ripartii per la mia strada. Poi comunque Enzo Paolo non stava fermo un attimo, certo non aiutava Toto’ tutto attento al problema del divismo.
Presi il bimbo con un po’ di fastidio e ci dirigemmo al supermercato.
Gli dissi
- Ascolta, io ora vado nel reparto frutta e verdura col carrello, tu per favore prendi un cestello e cercami uova di struzzo, un bidone di vernice apache, due specchietti per allodole, sale grosso, un’amaca da esterno, il cubo di rubik e quattro flaconi di trielina per speleologi che l’ho finita, ok? Ci vediamo alle casse, se non trovi qualcosa chiedi pure alle commesse che son sempre gentili –
Toto’ mi fece l’occhiolino come dire “Tranquillo, ci penso io”, gli risposi occhiolinando come dire “Sono tranquillo, pensaci tu” e gli diedi una pacca tra spalla e nuca.
Comprai un casco di banane, pagai e rapido ripresi la strada verso casa.
postato da: DrPalma alle ore 11:10 | link | commenti (1)
categorie: il venerdí del dr palma
27/10/2007

9.
 
Il campanello riprese a suonare, in modo piu’ irritante di prima, se possibile. Riaprii la porta seccamente, lo stesso bambino mi fisso’, senza dire una parola questa volta. Lo guardai meglio e dietro le guance affumicate da sughero bruciato scorsi i lineamenti di Pino, i, figlio di Gaetano il cartolaio, che io chiamavo Jamaica, perché nel suo negozio c’era sempre musica country ad alto volume.
- Non ti avevo riconosciuto Toto’ – dissi a Pino, che chiamo Toto’ ma non mi ricordo per quale motivo.
Gli feci cenno di entrare, svogliatamente.
- Che ci fai qui, hai bisogno di qualcosa? – gli dissi cercando di essere gentile.
- Non sapevo dove andare. La mamma e’ andata a trovare un’amica, ero con babbo in negozio poi e’ arrivata un’amica della mamma e babbo mi ha detto di andare a messa per almeno un’ora, solo che la messa non c’e’ e poi non so le parole delle canzoni –
- Capito Toto’… e io che cazzo c’entro, mica siamo amici noi, poi sai che i bambini non li sopporto molto, soprattutto al mattino presto, ma in realta’ anche piu’ tardi e nel pomeriggio. Ok, aspetta due minuti, siediti pure, ti do’ un foglio, una matita, tu fai un disegno mentre mi vesto, poi mi dai il disegno e io ti dico “bellissimo, hai talento” e poi lo butto, ok? –
Mi guardo’ come se gli stessi parlando di alieni in tempo di vendemmia, ma tant’e’.
Gli diedi un foglio stropicciato e una matita qualunque, e chissenefrega.
Mi vestii rapidamente, presi lo scarabocchio del bimbo triste e lo buttai direttamente nel cestino. Uscimmo e a quel punto decisi di portarlo con me a fare la spesa, poteva togliermi il peso di spingere il carrello e darmi una mano con le buste. Sulla strada incontrammo Enzo Paolo Turchi, aveva steso un telo e ci ballava sopra con la consueta grazia. Dissi a Toto’
- Lo sai chi e’ quello? Il piu’ grande attore di fotoromanzi dei nostri tempi. Vai li’ e digli gentilmente “Signor Nino D’Angelo, mi fa un’autografo? Per la mamma” e sorridigli. Prova a sorridere –
Toto’ allargo’ le labbra in maniera innaturale.
- Vai vai, ti aspetto qui –
postato da: DrPalma alle ore 11:09 | link | commenti (1)
categorie: il venerdí del dr palma
24/10/2007

Jarmus

"Sun male attut
Tadm ad*22
Tadmabab vado a casa"

postato da: DrPalma alle ore 22:41 | link | commenti
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13/10/2007

8.
 
Neanche il tempo di uscire e il telefono prese a squillare.
Urbano.
- Ho comprato lo stucco –
- Di che colore? –
- Ce l’avevano solo marrone, mi spiace –
- No marrone no dai… ma avevan finito anche quello bianco? –
- Proprio li’ di fronte a me. Una signora piemontese ne ha comprati due sacchi da dieci chili, infatti le ho chiesto “ma signora, che cazzo ci fa con tutto quello stucco” e lei secca “ho del lavoro da fare ragazzetto” e io “non s’azzardi a chiamarmi ragazzetto” e lei mi tirato una ginocchiata sull’esterno coscia poi se n’e’ andata –
- Alcune persone son proprio strane… -
Nel mentre mi stavo specchiando, l’accappatoio beige mi stava proprio bene, specie sulle ciabatta di cuoio.
- Ce le hai ancora le cerbottane? – chiese il ragazzetto.
- Da qualche parte sicuramente si’, ma dovrei cercarle, e’ un pezzo che non le usiamo.
- Si pero’ fai in fretta, non so quanto a lungo rimanga appiccicato l’ecomostro gonfio.
- Appena posso, ok, senti... - fui interrotto dal campanello
- Urbano ti chiamo dopo, qualcuno disturba la mia quiete -
Aprii la porta senza guardare dallo spioncino. L’avrei anche fatto, peccato che la mia porta non ne e’ dotata.
Un bambino piuttosto bruttino, sguardo spento, mi fisso’ e con voce bianca chiese
- Dolcetto o scherzetto?
- Fuori dai coglioni – gli dissi sbattendogli la porta in faccia.
Un giorno forse vivro’ in America, e forse sara’ fine ottobre, e saro’ di buon umore, e chissà, avro’ una porta con lo spioncino e un buon numero di mocciosi cui rispondero’ allo stesso modo con accento americano.
postato da: DrPalma alle ore 14:12 | link | commenti (1)
categorie: il venerdí del dr palma
12/10/2007

L'amore ai tempi della Skoda

L'acquisto di un auto nuova é senza dubbio uno degli eventi piú significativi nella vita di un uomo. Un elemento in grado di trasformare radicalmente il comportamento sociale dell'individuo che, per l'occasione, smette letteralmente di camminare e si reca al gabinetto esclusivamente utilizzando la fuoriserie fiammante. Dopo un attento studio (che mi sono inventato in questo preciso istante) la trasformazione é dovuta al senso di novitá che alcuni elementi del mezzo nuovo sanno imporre all'acquirente.
L'odore sprigionato dai sedili, l'alzacristalli  elettrico silenziosissimo,  il volante morbido sono un'attrattiva semplicemente troppo forte che rappresenta una forma di eros tecnologico.
Naturalmente anche i migliori amori finiscono e tutto cambia: allora si smette di lavare l'auto ogni cinque minuti e si fa durare l'arbre magique per due anni. In una parola l'abitudine prende il sopravvento e tutto cade nella routine.

Proprio come in amore: dopo un po' ci si stanca.

Ma questo non accade a tutti.

Ogni venerdí mattina, nella fredda periferia est di Budapest, una coppia di adorabili vecchiettini, marito e moglie, tirano a lucido la loro Skoda verde pisello come se fosse un auto appena acquistata.

Nuovissima come il loro amore.
postato da: jarmus alle ore 17:23 | link | commenti (1)
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29/09/2007

7.
 
Il mattino dopo aprii gli occhi al suono della sveglia. La spensi. Torno’ a suonare, la rispensi. Chiusi gli occhi. Li riaprii. Sollevai il capo e parte del busto, ci ripensai e buttai giu’ la testa, ma non supino. Spostai i piedi sul pavimento, grattai la nuca con un colpo deciso a capo chino, mi misi in piedi. Strabuzzai gli occhi, forse per la seconda volta. Guardai il letto sfatto e pensai che il disordine non mi dispiaceva piu’ di tanto. Lo avrei sistemato piu’ tardi, forse, o forse no. Piano mi mossi alla volta del bagno. Vidi lo specchio, lo specchio vide me. Distolsi lo sguardo. Presi lo spazzolino con una mano, il dentifricio con l’altra, con entrambe svitai il tappo e poggiai con grazia un adeguato quantitativo di materiale denso atto all’igiene dentale sulle setole dure fissate alla bacchetta. Su e giu’ spazzolai i denti, dando un’occhiata fugace allo specchio qua e la’. Il mio viso non mi piacque molto, ma di riflesso riuscivo a vedere l’asciugamano ricco di ghirigori che tante soddisfazioni mi diede in passato. Mi spogliai dei boxer e entrai nel box doccia senza i boxer e senza bussare. Presi il telefono della doccia, aprii il rubinetto e attesi una manciata di secondi, il tempo sufficiente perché l’acqua sgorgasse tiepida. Evitai di canticchiare una canzone perché non me ne ricordavo le parole. Uscii dalla doccia, afferrai l’accappatoio e mi asciugai. Trovai tutta questa vicenda davvero molto interessante.
postato da: DrPalma alle ore 11:28 | link | commenti (3)
categorie: il venerdí del dr palma